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Non c’è modo migliore che svegliarsi contemplando l’oceano direttamente dal letto. Libertà dei sensi. Durban è come un’adolescente sulla via della maturità: sofisticata, peccaminosa e in continuo cambiamento. Adagiata lungo una distesa sabbiosa color ocra, la terza città per dimensioni del Sudafrica è diventata da molto tempo uno dei principali luoghi di villeggiatura del paese. Giunti sulla soglia di questa brulicante città, i visitatori possono apprezzare un’atmosfera balneare molto animata, sebbene non eccessivamente ricercata
e decisamente commerciale.
Ore 13.30: ripartiamo in direzione del Drakensberg, dove giungiamo nel tardo pomeriggio.
Lasciamo il nostro grande track per prenderne uno più piccolo, in grado di poter raggiungere senza difficoltà i nostri bungalow. La strada è molto tortuosa, guadiamo piccoli
fiumi e scaliamo ripide collinette. Se c’è un posto degno di essere citato nei patinati turistici del Sudafrica, questo è sicuramente quello dei versanti verdi e frastagliati del Drakensberg. Distese di vette montuose e scarpate basaltiche è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, nonché set di numerosi film internazionali. Paesaggio meraviglioso, prati e montagne verdi, tondeggianti, morbide e sinuose. Anche gli chalet non tradiscono le nostre aspettative e rispettano in pieno l’integrità paesaggistica. Sono situati in cima a una collina e intorno il nulla, o per lo meno, la natura. Anche qui l’elettricità ha le ore contate, così mangiamo illuminati da candele a petrolio. Questo posto è veramente incantevole.
Ore 9.15: inizia la faticosa escursione sulle vette del Drakensberg, altitudine 2300
metri. Per una sportiva come me è un gioco da ragazzi (ovviamente sono sarcastica); infatti giungo a destinazione finale un’ora dopo il gruppo in fuga. Non avendo neppure
le calzature adatte il tutto è risultato anche penoso. Comunque, facciamo un pick nick in cima alla montagna, le aquile volteggiano maestose fra le pareti rocciose, una leggera brezza mi accarezza il viso e un piccolo senso di solitudine mi sfiora l’anima.
Il nostro stile di vita qui in Africa si fa sempre più selvaggio, ci siamo immedesimati bene
nelle situazioni e nelle usanze degli indigeni. Ormai mangiamo con le mani, ovviamente
sporche, anche quando in tavola ci sono le stoviglie.
Al risveglio ho le articolazioni a pezzi! Qualsiasi minimo movimento risulta difficoltoso,
anche quello di scendere dal letto. Raccogliamo i nostri zaini e le poche cose necessarie
che ci siamo portati fino a quassù e poi ritorniamo al nostro grande track.
La giornata di oggi prevede il giro intorno al Lesotho per giungere poi in serata a Ladybrand
dove passeremo la notte.
I paesaggi del Free State sembrano tratti da una cartolina, qualsiasi parola per descriverli
sarebbe inutile e non abbastanza esauriente. Le immagini parlano da sole.
Mandela raccontò che durante una visita nel Free State aveva avuto la sensazione che
nulla fosse in grado di segregarlo e che la sua mente potesse vagare libera oltre l’orizzonte.
Trascorrendo un po’ di tempo in questa terra dalla luce dorata e dai prati verdi, non tarderete a cogliere il senso di ciò che voleva dire Mandela.
Attraversiamo l’Oliviershook Pass attraverso il Golden Gate. Il contrasto di colori è molto forte. C’è il blu scuro del cielo carico di pioggia, c’è il giallo-verdognolo dei prati, il blu intenso dei laghi. Sembra un’ambientazione simile a quella di Livigno, invece sto descrivendo un pezzo di Africa! Non l’avrei mai detto di trovare posti cosi nel continente nero.
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